Nella Donna

I fattori di rischio per infertilità femminile

  • Età materna avanzata
  • Irregolarità mestruale
  • Familiarità per menopausa precoce
  • Poliabortività
  • Disturbi del comportamento alimentare
  • Obesità
  • Malattia pelvica infiammatoria
  • Endometriosi
  • Chirurgia pelvica
  • Terapia antineoplastica

Età materna avanzata

Le donne italiane tendono a procrastinare sempre più il momento della riproduzione. Esse attendono in media l'età di 27.4 anni per coniugarsi e partoriscono il primo figlio all'età media di 30 anni, per cui le donne che risulteranno affette da sterilità involontaria si troveranno ad affrontare un trattamento di procreazione assistita ad un'età media di 33 anni, nella migliore delle ipotesi. Numerosi studi hanno dimostrato il nesso tra capacità riproduttiva ed età femminile. I fattori che contribuiscono alla riduzione della fertilità femminile con l'aumentare dell'età sono molteplici e vanno dall'invecchiamento biologico dei gameti femminili alla riduzione della frequenza dei rapporti sessuali, all'invecchiamento del partner e alla maggiore esposizione a patologie dell'apparato riproduttivo come l'endometriosi, la fibromatosi uterina, la patologia tubarica. L'aspettativa di avere un figlio per una coppia nella quale è presente una donna di età >35 anni è del 50% più bassa rispetto alle coppie nelle quali le donne hanno età inferiore.

Irregolarità mestruale

L'irregolarità mestruale è considerata un importante fattore di rischio per infertilità in quanto è spesso associata ad anovulatorietà (assenza di ovulazione). In donne con cicli mestruali regolari solo il 9% di questi è anovulatorio; invece in caso di irregolarità mestruale fino al 70% dei cicli sono anovulatori.

Familiarità per menopausa precoce

La presenza di familiari (mamma, sorelle, zie) con anamnesi positiva per menopausa precoce aumenta il rischio di un esaurimento funzionale precoce dell'ovaio e quindi quello di sterilità femminile.

Poliabortività

Una storia di pregressi aborti spontanei costituisce un fattore di rischio per infertilità, in quanto, se si escludono malformazioni uterine, è possibile la presenza di fattori genetici che influenzano negativamente la capacità riproduttiva.

Disturbi del comportamento alimentare

I comportamenti ossessivo-compulsivi verso il cibo sono considerati fattori di rischio per infertilità in quanto associati ad una elevata incidenza di irregolarità mestruali e quindi ad anovulazione. Il 99% delle donne anoressiche sono amenorroiche, cioè non hanno le mestruazioni. La ripresa della funzione ovarica è fortemente associata ad una gestione appropriata dell'introito calorico e alla ripresa del peso corporeo e si verifica con il raggiungimento di almeno il 90% del peso corporeo ideale.

Obesità

Donne obese (Indice di Massa Corporea - BMI>27) hanno un rischio di infertilità triplo rispetto ad una donna normopeso (BMI:18-24). La donna obesa presenta spesso  sindrome dell'ovaio policistico, iperandrogenismo e conseguente ridotta capacità ovulatoria. In queste pazienti, la riduzione del peso corporeo associata ad esercizio fisico favoriscono il recupero della ciclicità riproduttiva.

Malattia infiammatoria pelvica

Le malattie infiammatorie pelviche (PID) rappresentano un importante fattore di rischio per la capacità riproduttiva. La PID più diffusa al mondo è quella dovuta alla Chlamydia Tracomatis, germe la cui infezione è nel 70% asintomatica, con importanti danni all'apparato riproduttivo. La PID comporta danno tubarico nel 10 % dei casi non trattati e tale rischio raggiunge il 50% dopo tre episodi.

Endometriosi

L'endometriosi è una patologia caratterizzata dalla presenza di endometrio in sedi anomale (ovaio, miometrio, peritoneo, intestino, setto retto-vaginale). Essa è un fattore di rischio per infertilità in quanto è responsabile di alterazioni anatomiche, occlusioni tubariche, anovulatorietà, insufficienza luteinica, anomalie della risposta immunitaria e aumentata incidenza di aborti spontanei.

Chirurgia pelvica

La chirurgia pelvica costituisce un serio pericolo per l'integrità e l'efficienza dell'apparato riproduttivo in quanto favorisce la formazione di aderenze tra ovaio, tube e utero che ne ostacolano il normale funzionamento. La chirurgia pelvica per via laparoscopia è associata ad un rischio significativamente più basso di formazione di aderenze post-operatorie rispetto alla tradizionale chirurgia laparotomica (ad addome aperto), per cui è considerata la terapia chirurgica elettiva della patologia pelvica benigna nella giovane donna.

Terapia antineoplastica

La terapia antineoplastica (radioterapia e chemioterapia) può portare ad un danno permanente al patrimonio follicolare ovarico con conseguente sterilità iatrogena. Le recenti terapie antineoplastiche tendono a salvaguardare il più possibile la riserva ovarica.